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Irresistibile Vietnam

Vietnam

Ad Hanoi evaporiamo in un sogno orientale

Alloggiamo al quartiere vecchio di Hanoi. Siamo dentro la scena del tropico più pulsante, un concentrato stordente d’Indocina frenetico ed energico.
Un popolo in strada che mangia, cucina, trasporta, si appisola, si sventola, una miriade di motorini che si muovono come un corpo unico in una logica sconosciuta. Un labirinto di merci in vendita in un reticolo di vie spesso alberate ognuna specializzata in una mercanzia (Hang).

Edifici a due tre piani stile coloniale francese giallo, crema, interni verde menta, rosse bouganville, fili elettrici attorcigliati come liane in una giungla d’asfalto. Tipiche “case a galleria”: misteriosi corridoi che sfociano in oscure abitazioni. Cappelli conici su corpi esili come figure stilizzate nel traffico tra migliaia di bandiere rosse. Cyclo si aggirano in cerca di clienti tra il vociare dei clacson, biciclette che driblano auto e pedoni. Templi nascosti dai lucidi legni rossi celano divinità a volte sconosciute.

Agosto ad Hanoi dovunque ventilatori che girano aria speziata impregnata e densa d’umidità come in un bagno turco. Fulminei spifferi d’aria condizionata fuoriescono dagli interni e gelano i copiosi rivoli di sudore. I vestiti si appiccicano, il corpo cerca riparo dal sole, bisogna fermarsi spesso. Ci dirigiamo al lago Hoan Kiem attraversando luoghi dai nomi poetici: “Ponte del Sole Nascente” laccato di rosso e il “Tempio della Montagna di Giada” esempio di sincretismo religioso Vietnamita, affascinante tempio Taoista, Confuciano e Animista.

Alcuni pregano bruciando incenso, offerte, statue, un cavallo in legno rosso, un enorme tartaruga imbalsamata. Sotto un loggiato anziani giocano a scacchi cinesi. Mi accorgo di avere i pantaloni bagnati di sudore, acquistiamo un ventaglio, sotto le piante intorno al lago buffi anziani fanno lentamente Tai Chi. Le forze vengono meno decidiamo di prendere un veicolo elettrico aperto per fare un giro panoramico della città vecchia. Ci soffermiamo in un piccolo tempio dove un monaco con a lato un ventilatore salmodia preghiere a ritmo di gong. In un’edificio antico delle ragazze imparano a suonare la Pipa, antico strumento tradizionale. Non c’è via di scampo all’esotico abbraccio.

Una ragazza sorridente, delicatezza orientale ventaglio in mano in elegante veste tradizionale ci accompagna in un bar panoramico: Welcome to Hanoi!

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Il sapore della pioggia rinfrescante nella Baia di Halong

Dalla nostra base dell’ottimo Hotel Angel Palace di Hanoi partiamo la mattina presto insieme ad altri turisti con un piccolo bus per raggiungere l’mperdibile Halong Bay. Sono appena 180 km ma ci mettiamo 4 ore. Saliamo su un semplice battello e navighiamo su un mare piatto verde/argento come solido, da un’opaca foschia emergono i meravigliosi pinnacoli calcarei plasmati dagli agenti atmosferici ricchi di vegetazione che si rispecchiano sul mare. Meraviglia naturalistica ricca di quiete, dalle sue pareti verticali ci arriva come un’eco lo stridere delle cicale. Il tutto ha un’aspetto vagamente surreale e misterioso sembra di essere dentro antichi dipinti cinesi. Esploratori in un mare sconosciuto.

Arriviamo ad un punto d’approdo, una piattaforma di legno galleggiante, scendiamo e prendiamo delle barche con ai remi delle donne tutte coperte da capo a piedi, voci senza un volto che ci traghettano nelle suggestive grotte nei dintorni. Intorno a noi e all’orizzonte un dedalo di formazioni montuose si ergono come sentinelle sul mare traslucido. Scendiamo dalla barca e visitiamo una grande grotta curiosamente illuminata da vari neon colorati, siamo completamente madidi di sudore, annaspiamo nell’umidità. Finito il giro il cielo si sfoga, inizia a piovere a dirotto.

Il mare e il cielo sembrano confondersi. Niente linee all’orizzonte.Tutto assume un’aspetto austero. Lasciamo questo mondo fatato. In barca assaporiamo in silenzio il sapore rinfrescante della pioggia.

Tam Coc

Scivolando come in un film sul fiume a Tam Coc

Alloggiamo davanti alla baia di Halong. Ci buttiamo nella piscina del Novotel, dalla camera si scorgono in lontananza le formazioni rocciose della baia custodite dalla nebbia come un segreto.
Il giorno dopo partiamo in auto per Ninh Binh attraversando in una calura opprimente anonimi paesaggi rurali/industriali. Un treno merci scorre parallelo alla strada, dovunque bandiere rosse, straniante propaganda comunista da epoca guerra fredda.

Alloggiamo al meraviglioso Emeralda resort. Qui nelle vicinanze l’attrazione è Tam Coc una sorta di baia di Halong terrestre, un paesaggio unico al mondo
Si scivola lungo un fiume tra fantastiche colline coniche e faraglioni su calme acque, in barchette con conducenti che remano agilmente con i piedi. Il sole è fortissimo l’afa insopportabile appena partiti stiamo per rinunciare, ma visto che altri turisti stanno ritornando dal giro ancora vivi decidiamo di resistere. Sono buffamente coperto dai raggi solari con tanto di ventaglio, ombrellino e cartuccera d’acqua…basterà?

Il paesaggio è incantevole reso famoso dal film “Indochine”. Si sente solo il rumore dei remi sull’acqua e il canto degli uccelli, entriamo in grotte molto basse uscendo si è come sopraffatti dalla luce del cielo e dal verde smeraldino della vegetazione. Si potrebbe proseguire l’escursione salendo su una collina per vedere il paesaggio ma una volta sul porticciolo viste le temperature desistiamo e ci infiliamo in auto, ci rianimiamo grazie all’aria condizionata. Siamo al tramonto e ci dirigiamo nel complesso templare dell’antica capitale Hoa Lu. La zona è molto suggestiva: piccoli templi, ponti e archi di pietra grigia sono circondati da un panorama di aspre collinette boscose. Arriviamo in hotel, scesi dall’auto in una luce aranciata ci divertiamo in piscina sotto una pioggia tonificante.

Mai Chau

Ho Chi Minh party e selvagge escursioni in moto

Si parte per Mai Chau Valley 140 km in 3-4 ore, bella strada montana, l’autista è prudente non si superano i 50 km orari.
Arriviamo alla nostra piccola guest house “Mai Chau Valley View” dove ci fermiamo una notte, posto molto accogliente e tipico. Visto il panorama che ci circonda fatto di lussureggianti risaie e montagne scenografiche decidiamo di affittare una moto. Il traffico è ridotto al minimo le stradine della valle sono idilliache, ci sembra l’ideale per scorrazzare in libertà.

Sento della musica provenire da un tendone, come al solito mi faccio prendere dalla curiosià, mi fermo, due uomini mi vengono incontro, sono alquanto eccitati quasi mi trascinano per entrare catapultandomi in una sorta di sgangherato party con musica techno vietnamita ad un volume assordante. Sul palco troneggia un grande mezzobusto kitsch dorato di Ho Chi Minh che si erge come una divinità pagana tra fiori e bandiere, sembra di esser in un film di Aki Kaurismaki tipo “Leningrad Cowboys”.

Subito mi accorgo che il tasso alcolico è elevato, ci sono casse di birra svuotate e tutti si muovono in maniera disordinata, mi parlano strillando come per far capire meglio la loro impenetrabile lingua e mi offrono in continuazione una sorta di liquido trasparente non identificato che riesco con fatica a rifiutare con gesti plateali. Sono contenti di avermi come ospite e mi sottopongono a tre caotici tiri della fune, i prime due li perdo impietosamente, sono rude gente di campagna dalle mani grosse e rugose… non ho scampo! Forse per farmi vincere mi mettono una donna dall’altro capo della fune: l’orgoglio italico è salvo!

Abbiamo una mappa disegnata a penna con noi, continuiamo un itinerario poco chiaro. Recentemente deve aver piovuto molto perchè ci sono frane, lavori in corso, fango e buche, a volte si fa motocross. Proseguiamo con un filo di accelleratore tra panorami maestosi e primordiali lungo un’aspra vallata con profondi fiumi marroni che scorrono sotto di noi. Avremo sconfinato in Laos? Attraversiamo villaggi di palafitte e capanne in cui vendono carne in strada dove sopra fanno girare un precario ventilatore fatto di stracci, segherie con enormi cataste di legna, pastori che portano bufali al pascolo, un’anziana con il tipico cappello conico si fa fotografare con i suoi denti rossi che masticano Betel. Ci stiamo allontanando un pò troppo, ci fermiamo esausti dal caldo in un garage adibito a bar a dissetarci.. intorno sguardi..da…che ci fanno questi qui?

Rientriamo ormai al tramonto ma non resistiamo alla bellezza che ci circonda. Continuiamo cosi il giro della vallata tra il labirinto geometrico delle splendide risaie verde fosforescente, ragazzi che si tuffano in ruscelli, vita rurale in palafitte tra galline e maiali. A cena in hotel assaporiamo l’autentica e buonissima cucina casalinga Vietnamita nella veranda all’aperto..ennesima sudata! E’ notte intorno a noi il villaggio assume un aspetto desolato.

Visto il successo la mattina dopo si riprende la moto, ci consigliano un bel villaggio Hmong da visitare. Sopra i millle metri finalmente sentiamo fresco, ci togliamo i caschi, la strada si stringe, nuvole scure conferiscono alle frastagliate montagne intorno a noi un aspetto misterioso. In strada incontriamo timidi bambini che escono dalla scuola, uno ha un pollo in mano, donne dalle vesti colorate portano neonati dentro ceste dietro le spalle. Purtroppo prima di raggiungere il villaggio nel punto più panoramico la strada si interrompe per una frana, tutti aspettano, sembra che per sgomberare ci vogliano ore.

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Raggiungiamo le montagne dopo una notte insonne in treno

Partiamo da questa bellissima vallata a malincuore, ma molte avventure ci attendono.
Dopo 4 ore di viaggio in auto ritorniamo al forno di Hanoi, al tramonto 38 gradi 90% di umidità.
La mattina ad Hanoi visitiamo “Il tempio della letteratura” trascinandoci da un ventilatore ad un’altro e il complesso marziale del mausoleo di Ho Chi Minh con annesso museo. Poi il quartiere delle ambasciate e quello francese con i suoi eleganti boulevard, il teatro dell’opera. Hanoi come una piccola Parigi tropicale primi 900.

Pausa tonificatrice allo chic e leggendario Metropole Hotel tutto bianco panna dove il personale ti saluta in francese, una macchina del tempo che ci riporta ai tempi dei fasti del colonialismo francese. Alla sera andiamo in stazione, situazione tranquilla, i vagoni del treno sono quasi tutti occupati da turisti, non saremo soli nella notte, ciò ci conforta.

Ci sistemiamo nelle minuscole cuccette a misura di Vietnamita, il treno ha visto giorni migliori. Siamo emozionati viaggiare di notte è una cosa romantica, sogno e avventura…sarà una lunga notte.. Dopo un paio d’ore di stridolii strani rimbalzi e attese a stazioni fantasma, l’aria condizionata si abbassa al minimo, il vagone diventa una fornace. Passo la notte tentando inutilmente una magia: sventolarmi con un menu plastificato e dormire allo stesso tempo. Dopo 7 ore fuori albeggia!

Dagli scompartimenti esumano ammutoliti altri stralunati inquilini, musica locale gracchiante sbuffa da casse vintage, trovo la situazione comica…siamo salvi! Fuori la giungla, un fiume in piena tra i vetri appannati, sembra di essere in una scena di “Apocalypse now”. Gente che già si sventola in mutande davanti alle loro capanne tra i polli.

Arriviamo a Lao Cai sul confine con la Cina città moderna perchè rasa al suolo nella guerra lampo Sino-Vietnamita del ’79. Saliamo su un bus inizia la salita, dopo un pò ci dicono di aprire i finestrini, una liberatoria aria fresca ci rinvigorisce, sfilano paesaggi ma siamo frastornati dalla stanchezza. Dopo un’ora e mezza di curve siamo a Sapa a 1650 metri d’altezza, la località più fredda del Vietnam. Entriamo nel buon Sapa Lodge Hotel dal balcone abbiamo una vista mozzafiato su montagne boscose e impervie, sono vicinissime riusciamo a vedere anche cosa rara il Fansipan che con i suoi 3143 m.è la vetta più alta del Vietnam.

Sapa

Le tribù di montagna un popolo di tessitori

Prendiamo gli scooter per raggiungere i primi villaggi etnici nei dintorni di Sapa e per poterci fermare dove e quando vogliamo.
Verdi gradoni di risaie creano paradisiaci giochi di luce tra fiumi e imponenti montagne. Dopo un ponte avvistiamo le prime etnie che abitano questi territori accidentati tra la Cina e il Laos. I francesi li chiamavano Montagnards.

Qui si trovano otto gruppi etnici tutti diversi per lingue e tradizioni. Vediamo subito i numerosi Hmong tutti con i loro costumi tradizionali ricamati da loro e le loro particolari acconciature, hanno la pelle più scura dei Vietnamiti, sembrano provenire da un’altra epoca, da un mondo a parte. Cercano di venderti tutto il loro cucito e nelle contrattazioni sono tenacissimi, l’ultima parola è sempre la loro ma con un sorriso finale. Nei villaggi più vicini a Sapa vengono molti turisti e alcune case sono state trasformate in “Homestay”.

L’ambiente è rilassato, l’incontro con queste popolazioni ci suggestiona. Sentiamo che appena scesi un pò di quota il caldo è di nuovo soffocante, per fortuna non abbiamo fatto il trek a piedi. Rientriamo la strada e piena di buche e spesso attraversata da piccoli ruscelli, passo uno di questi e vado per terra in maniera fulminea, superato lo stupore iniziale mi viene un gran da ridere perchè non riesco a tirarmi su con lo scooter, il letto del ruscello è pieno di muschio scivoloso e io ho la parte sinistra del corpo nell’acqua, non è successo nulla andavo a 20 km orari.

La via principale di Sapa la sera è piena di turisti che affollano i ristoranti e i negozi in un’atmosfera allegra. Dovunque folklore locale: donne dell’etnia Hmong neri e fioriti, Dao, Tay, Giay in strada che vendono migliaia di fantasiosi articoli cuciti da loro. In una piazza ragazzi Hmong roteando vorticosamente suonano degli arcaici strumenti tradizionali di bambù chiamati “Qeej” .Per caso scopriamo che il paese oltre alla sua evidenza commerciale ha un frequentato luogo dell’anima una serie di tempietti nascosti molto suggestivi con molte statue di divinità locali insieme a Buddha, Confucio e un Ho Chi Minh divinizzato.

mercati

Fantasmagoriche fiere ai confini del mondo

La mattina presto partiamo da Sapa per il mercato del sabato di Can Cau ci aspettano 3 ore di auto con panorami da primo giorno sulla terra.
Auto/jeep e guida Hmong donna al seguito. Mercato rurale piccolo di una suggestione unica, incastonato tra vette appuntite e risaie al loro culmine del verde.

L’impatto iniziale è fortissimo ci sono molti Hmong fioriti chiamati cosi per lo spiccato senso del bello delle loro vesti coloratissime ricche di ricami, perline, monili. Sono sedute per terra con l’ombrello aperto, immobili come sprofondate nella calura. Non hanno un centimetro del corpo esposto al sole. Vendono varia mercanzia: peperoncini, incenso, cesti, frutta, ricami, tessuti. Il sole incendia il cappello, l’istinto è di cercare subito un riparo.

Ci facciamo largo in un’universo di colori acidi, sgargianti: rosa, azzurro, giallo, verde, rosso, ricamati su cotone, lino, canapa. Millenaria tradizione artigianale. Fantasiose policromie dalle intricate linee geometriche dagli inafferrabili e molteplici significati: leggende, spunti della natura, stato sociale. Passiamo sotto bassi tendoni di fortuna inciampando in corde, faccia a faccia con ragazze dai volti bellissimi: zigomi alti, occhi come tagli di luce su lucidi capelli neri quanto crini di puledro e anziane dai volti che raccontano storie.

Ci dirigiamo nella zona del mercato più rude dove ci sono enormi bufali regno degli uomini intenti a contrattare. Anziani vestiti in logore giacche verde militare o consunto vellutino nero fumano tabacco da grandi tubi di legno. Intorno c’è chi cuce, chi allatta, chi cucina, chi mangia, chi taglia pezzi di carne, chi gira pentoloni, chi va dal barbiere, chi si appisola…un’eplosioni di colori e odori che confondono i sensi.Compriamo della strana frutta sbucciabile, un incrocio tra una nocciola e un’uva, molto dissetante e dolce. Abbiamo bisogno di una sosta all’ombra.

Ci mettiamo sotto capanne rudimentali di legno con cucine primitive, osservando questa fantasmagorica fiera ai confini del mondo.Ritorniamo a Lao Cai passiamo a vedere il confine, un ponte e un fiume separa il Vietnam dalla Cina. La folla ci conduce ad un tempio, entriamo, siamo fortunati c’è una straordinaria e misteriosa cerimonia dove una donna in un caretteristico costume che ricorda il teatro dell’opera cinese si muove cerimoniosa sulla musica come recitando in trance. Dentro è affollatissimo ci saranno oltre 40 gradi, non si passa, usciamo con i visi rossi, entriamo in auto tremanti…acqua..acqua…

Il giorno dopo andiamo con un piccolo gruppo di turisti di varia nazionalità al mercato della domenica di Bac Ha una versione più “paesana” e grande dell’altro ci soffermiamo soprattutto nella “zona pranzo” dove in una sorta di frenesia pacifica la gente curiosa e accogliente ci invita spesso a sederci con loro facendosi fotografare. Tavolate di ruvidi uomini di montagna ingurgitano zuppe e montagne di carne bollita, la birra artigianale scorre a fiumi insieme a bicchierini di grappe non ben identificate.

Clima di gioiosa convivialità, sembra una festa e ci divertiamo a stare tra loro. Poi passeggiata in un piccolo bucolico villaggio appartato osservando la vita di agricoltori che sgranano mais in una valle di risaie scintillanti incastonate tra i monti, quanta bellezza!

Le strane temperature del treno notturno + obbiettivo Vietnam centrale

Ci lasciano in un ristorante convenzionato davanti alla stazione di Lao Cai insieme ad altri viaggiatori, aspettiamo 4 ore il treno notturno che ci riporta ad Hanoi.
Il treno parte, speriamo di dormire. A volte però la vita del viaggiatore è molto dura infatti stiamo gelando, l’aria condizionata è un vento artico. Mi metto tutto quallo che ho in zaino ma non basta, siamo in una ghiacciaia.

Completamente intorpidito e disperato mi dirigo nella zona wc dove fa più caldo e sbrino un pò. Sono le 2 di notte un ferroviere è esterefatto nel vedermi vestito in tenuta da sci, gli mimo l’evidente problema, lui annuisce sdraiato su una sedia ma non succede nulla, poi lo faccio venire nella nostra cella frigorifera, blatera in vietnamita sottovoce qualcosa e si dirige in un quadro comandi ( tecnologia epoca guerra vietnam) e avviene il miracolo del disgelo. Evviva Ho chi minh e le sue truppe, giuro che mi comprerò una sua t-shirt!

Ringrazio le ferrovie vietnamite per l’intervento speciale e finalmente crollo. Arriviamo ad Hanoi stanchissimi ma con l’adrenalina del viaggio in circolo. Il ritmo si fa serrato in mattinata si parte con l’aereo obbiettivo Huè nel Vietnam centrale.

 

Lagune, tombe e dune, China Beach, Da Nang, Hai Van Pass, Santuari delle montagne di marmo

Da Huè ci dirigiamo ad Hoi Han attraversando una desolata ed estesa zona lagunare come miraggi avvistiamo tombe colorate, enormi bufali, fattorie e laghetti per l’allevamento dei gamberi. Una selvaggia zona costiera con alte dune di sabbia poi la bella spiaggia di China Beach fu luogo di relax degli Americani in pausa guerra ora anonimo centro con numerosi enormi hotel che attendono clienti.

Valichiamo lo spettacolare passo di montagna sul mare Cinese che divide climaticamente e geograficamente in due il Vietnam del Nord dal Sud e ci fermiamo alle Montagne di marmo nei pressi della moderna Danang, tra una bibita e un’altra esploriamo sudando come fontanelle questo curioso complesso di mistiche caverne e gallerie con santuari di varie divinità buddiste, confuciane o locali. Leggendario nascondiglio dei Viet-Cong nella guerra.

Hue

 

“La vita alla fine si riduce a pochi attimi importanti il resto e’ attesa o nostalgia di quegli attimi”

Huè è stata capitale, importante città imperiale, centro religioso e culturale.Tra monti ricoperti di pini e mare lungo il Fiume dei Profumi troviamo una città molto accogliente a dispetto del fatto che fu teatro di uno dei più feroci atti della guerra del Vietnam. Alloggiamo al ” Hue Serene Palace” un’oasi di gentilezza.

La mattina in un limpido cielo azzurro partiamo alla scoperta delle Tombe Imperiali che in realtà sono complessi monumentali ma anche palazzi lussuosi con spazi verdi. Anche qui dobbiamo fare i conti con il caldo infatti non riusciremo a vedere tutto, impossibile stare fuori tutto il giorno, per fortuna c’è meno umidità. Optiamo con lo spostamento auto con aria condizionata.
La zona monumentale è estesa, un senso di armonia pervade tutto. Una luce bellissima esalta questa cartolina dell’oriente più classico e magico.

Visitiamo la tomba Minh Mang con i suoi spledidi giardini zen, la Royal Tomb dalle austere pietre grige tra magnifiche colline di pinete e lo splendido colpo d’occhio della Thien Mu Pagoda con davanti il fiume con le colorate barche da crociera. Ci rifugiamo nel ristorante “Les Jardins de la carambole” una villa giallo zafferano in stile coloniale francese ricca di charme e assaggiamo in una lunga pausa alcumi piatti della cucina di Huè.

Presi dal romanticismo coloniale prendiamo all’uscita dei cyclo per arrivare alla cittadella imperiale, stiamo sognando o è tutto vero? Scherzando con i conducenti arriviamo alla cittadella purtroppo pesantemente bombardata e ancora in ricostruzione. Passeggiamo con tutta calma nei sui nobili corridoi sfruttando correnti d’aria fresca. Gallerie con porte rosso/cina aperte fanno filtrare una luce vivida che si colora di arancio/oriente. Ci divertiamo a scattare foto….momenti di leggerezza…

La mattina dopo visitiamo un gioiello di tempio buddista dove tutto è ordine e armonia facciamo conoscenza con un giovane monaco, lo fotografiamo nella sua camera, poco dopo assistiamo ad una cerimonia prima della colazione Qui tutto è disciplina, preghiera, meditazione, rito..il mondo può attendere fuori….

Hoi An

Hoi Han perfetta scenografia da fine viaggio

La città delle lanterne, la perla d’Asia, la città più graziosa e accattivante del Vietnam.
Con la sua incredibile eredità di traballanti case mercantili giapponesi, cinesi, templi antichi, magazzini del tè, pontili, eleganti abitazioni di due piani stile coloniale francese è una cittadina di grande atmosfera che ti rimane nel cuore. Dopo il boom del turismo di fine ’90 sono stati fatti investimenti infatti è piena di bei bar, ristoranti, boutique, sartorie.

Hoi Han conserva anche un’anima d’altri tempi, se andate al suo autentico e palpitante mercato lungo il fiume vi accorgerete che la vita è cambiata poco. Alloggiamo al bellissimo Hoi Han Hotel vicino a tutto. Di notte la cittadina è uno spettacolo uscito da una fiaba d’oriente con le sue lanterne colorate che illuminano i muri gialli della città, i suoi mercatini con i venditori di candele da far scivolare sul fiume e il vociare dei venditori del cibo di strada. Le case storiche sono magnificamente restaurate, raffinato stile francese, legni scuri su giallo crema, rifiniture bianco calce. Negli affollati ristoranti assaggiamo di tutto della intrigante cucina Vietnamita.

Poi stranamente prima delle 22 chiude tutto. Una mattina raggiungiamo My Son alla scoperta dell’antica capitale Cham ( 4°sec d.c.) complesso templare Hindu. Purtroppo non rimane molto dello splendore originario, la zona è stata pesantemente bombardata dalla inutile famosa guerra, ma il colore rosso delle pietre con le sue forme emanano un’atmosfera vagamente sacrale e misteriosa. Lo sfondo della vegetazione e delle montagne complice una splendida giornata di sole ne fa una piacevole escursione di mezza giornata da Hoi Han.

Al tramonto prendiamo lo scooter e andiamo al mare, molta gente anche locale in un’ atmosfera gioiosa tra venditori di varie cibarie, chi affitta copertoni per tenersi a galla e chi naviga o aggiusta le tipiche rotonde imbarcazioni locali di bambù. Ci buttiamo in un acqua caldissima tra le onde, la spiaggia è bella di sabbia fine. Nei momenti che rimangono approfittiamo di questo dolce angolo d’oriente. Il centro è isola pedonale e si passeggia con tutta calma esplorando gli angoli più suggestivi e visitando i suoi siti d’interesse.

Una luna piena nella notte di Hoi Han chiude il sipario del nostro grande viaggio in Vietnam.