Kenya : da non perdere..

watamu_bassa_mareaIl Kenya è bellissimo.Te ne accorgi davvero solo quando sei lì e anche se volevi fare una vacanza tutta relax, sulla spiaggia, col lettino sotto la palma, non si sa come ti ritrovi in un pulmino, con altra gente, in partenza per un’escursione.

Col sottile dubbio di aver scelto quella giusta, che valga la rinuncia al meritato relax, al lettino sotto la palma. :-)

Oggi inizia una serie di articoli sulle escursioni da fare, anzi da non perdere, raccontate da un viaggiatore appena tornato dalle spiagge di Malindi. Proprio adesso, il 10 gennaio 2009.


Prima o poi dedicherò un intero articolo al fantastico hotel dove ha soggiornato, il Dream of Africa: per ora ti basti sapere che è ottimo.

Ma ora, prima che la routine sbiadisca i ricordi, ecco di prima mano il racconto di Francesco, un infonauta appena tornato dal Kenya.

Mida Creek - tartaruga

 

La Baia di Mida Creek

Mida Creek e’ una grandiosa insenatura del mare vicino a Watamu.
Tutto comincia con un percorso, un ponte mobile in legno, tra una stupefacente giungla di mangrovie: saltano subito agli occhi le incredibili bizzarrie della vegetazione e un’infinita varietà di granchi di colori e forme impensate.

La baia creata dalla bassa marea, sembra un immenso deserto, fatto però di specchi di acqua che riflettono senza sosta la luce.

Mentre camminiamo un pò goffamente, attenti a non mettere i piedi scalzi su qualche conchiglia troppo affilata, la guida ci guarda e ride, felice, perfettamente a suo agio nel suo ambiente.

Mida Creek - pescatore

Canta canzoni della sua etnia, i ghiriama, e scherza con alcuni pescatori.
E’ un momento magico ….

Davanti a noi, dalla luce abbagliante, escono come in un’apparizione:
cicogne, fenicotteri rosa, marabu’, aquile, martin pescatore, l’ibis sacro ….

La forza e la bellezza della natura nella sua massima espressione  provoca un sussulto, ti scuote dentro e il mal d’Africa s’insinua, inevitabilmente, come un fremito d’innamoramento che stringe allo stomaco.

Mida Creek - uccelli

Saliamo su una primordiale piroga: ai remi c’e’ un magrissimo ” capitano” rasta che manovra mentre la nostra guida ogni tanto scende e ci fa osservare pericolosissimi ricci di mare dai colori piu’ strani ed altre affascinanti stramberie della natura, come i pesci rana che procedono rimbalzando sul mare.

Approdiamo su un’ isola e subito il sole equatoriale ci trapassa la testa, il caldo ci sfianca, senza vento non c’e’ crema solare che tenga e bisogna trovare un riparo. Quanti limiti abbiamo in queste latitudini!

La guida ogni tanto, con un rapido gesto del coltello, apre uno dei tanti tipi di molluschi che si trovano per terra e li mangia come ostriche
Ho una visione di lui come di uno strano e dinoccolato animale in una foresta .

Mida Creek - beachboys

In lontananza sentiamo alcune  persone urlare ossessivamente: stanno pregando. Entriamo allora nella chiesa, fatta di fango e lamiera, e vediamo: i fedeli, distesi a terra come in trance, che salmodiano una cantilena e un prete che si agita avanti e indietro e li incita

Arriviamo ad un villaggio di capanne, un posto che sembra fuori dal mondo. La gente è molto cordiale e calma. Ci offrono da assaggiare un pastone cotto al momento di fagioli e mais condito al cocco e mi sembra naturale accettare (e’ l’ora di pranzo, no?)

Avvinti, esausti ma appagati ci sediamo davanti ad un fuoco su un letto di paglia intrecciata ed osserviamo la scena intorno a noi mangiando arachidi e cocco.

Mida Creek - cocco

E ci rendiamo conto di essere immersi in un documentario della National Geographic

Francesco Zeffiretti





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