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Nepal: i tesori della valle di Kathmandu e il profondo Terai

Nepal_introSembra di essere su una navicella spaziale: sotto di noi la Terra, uno spettacolo primordiale. La catena Himalayana a perdita d’occhio, le cime più alte del mondo sono maestosi monoliti di neve nell’immensità del cielo.

Si scende, si sfiorano vallate e montagne, terrazzamenti e villaggi si toccano con la mano, poi d’un tratto ecco il disordine architettonico che preannuncia la vita precaria del Nepal.
Un sussulto, siamo atterrati a Kathmandù.

Bhaktapur

La nostra preferita! Ogni volta che ci torniamo siamo colti sempre dallo stesso stupore, dalla sua profonda autenticità. Set cinematografico medievale a cielo aperto. Fuga dall’occidente, rifugio dalla modernità. Camminare per le sue vie è come vivere un passato mai vissuto, essere vittima di un incantesimo. Contadini, commercianti, artigiani dai visi remoti nella loro arcaica quotidianità. Si rimane affascinati dalla sua architettura, dai suoi templi, dai suoi colori. Splendori e miserie, regalità e fatiscenza. Labirinto di case dai mattoni rossi e dal legno scuro, bui e umidi pertugi. Una città in cui è bello perdersi giù fino alla zona dei Ghat dove la città lascia il posto alle campagne o magari farsi cogliere dal buio e torce in mano rientrare emozionati con il cuore che batte. Un posto unico al mondo!

 

Baktapur

 

Non c’è niente come tornare in un luogo che non è cambiato, per renderti conto di quanto sei cambiato (Nelson Mandela)

Piazza di Patan Kathmandu 12 anni dopo. Sembravi così distante, irraggiungibile, fuori dal mondo, esotica. Noi eravamo cosi confusi dai simboli delle tue divinità, sorpresi dalla tua architettura e sperduti tra il caos della tua gente. Che bello ritrovarti nella tua immutabile bellezza in questo languido, irreale e freddo sole invernale.

Al Parco Chitwan – Incontri ravvicinati del terzo tipo

Partiamo da Kathmandu dopo un tratto di strada che va verso Pokhara giriamo verso le pianure del Terai. La strada si impenna e si restringe come appesa sopra un’aspra vallata.
Siamo nel lato opposto al precipizio e questo mi tranquillizza, da questa parte al limite si rimane schiacciati dai simpatici camion Nepalesi tutti colorati.
L’autista è prudente, il sole irradia fiducia e in macchina ascoltiamo rilassante musica locale così fantastichiamo tra gli impervi paesaggi.

Arriviamo alla città di Sauraha felici e giocosi, dopo aver attraversato campi di sesamo fioriti di giallo finalmente arriviamo al piccolo lodge. Sembra di aver attraversato un continente invece abbiamo fatto appena 200 km ma in 7 ore!  Il bucolico villaggio ai confini del parco è molto accogliente e possiede il giusto mix di vita locale e turismo. Trascorreremo qui due giorni sereni. Dicembre sta finendo ed è inverno anche qui, colazione e cena in una veranda aperta, temperatura 6-8 gradi. All’alba escursione con gli elefanti in una fitta nebbia gelata che rende la giungla fradicia e spettrale, qui avvistiamo cervi e antilopi attraversando fangosi specchi d’acqua. Scendo dal paziente pachiderma e ho le gambe come due stalattiti ghiacciate.

Visita ai villaggi dell’etnia Tharu con le loro case tribali di argilla decorate da simboli, poi in una rudimentale canoa lungo un placido fiume, faccia al sole ci rilassiamo incuranti dei coccodrilli che nuotano nei paraggi. Pensiamo: cosa potrà succederci mai in questa splendida cornice ambientale e poi tra gli alberi ci sono svariati uccelli esotici da guardare.

La guida del lodge per scusarsi di un disguido  ci promette: oggi vi farò vedere i rinoceronti con un’escursione a piedi!
Titubanti accettiamo. Tanto avranno dei fucili con loro … no? No.

 

Rinoceronte

 

Ci allontaniamo dal villaggio. Regola numero uno: se il rinoceronte carica correte a zig-zag poi se vedete un albero robusto saliteci in fretta. Regola numero due: nel caso non riuscite a seminarlo stateci vicini vi difenderemo con i nostri due bastoni, colpiti al muso scappano via! Comincia l’avventura subito con l’attraversamento di un fiume. Regola che imparo a mie spese: mai attraversare un corso d’acqua con le ciabatte infradito! Incontriamo gente a raccogliere legna, spero non abbiano visto il patetico spettacolo che ho dato nel fiume.

Ora il silenzio e gli spazi selvaggi del parco diventano i protagonisti assoluti. Nei dintorni ci potrebbe essere anche la tigre, dicono sia molto timida, non avrà manie di protagonismo proprio oggi? Si dice che l’orso giocoliere odi la faccia umana, è raro ma un mese fa la guida l’ha incontrato. Insomma non siamo mica allo zoo? Mi ricordo che siamo difesi da due persone con due lunghi bastoni di bambù quindi mi rassicuro.
Capita la situazione mio figlio prende una pietra per sopravvivere all’eventuale attacco.

Dopo un po’ avvistiamo un grande rinoceronte in lontananza nel fiume. Consapevoli dei pericoli che incontriamo diciamo: ok visto, basta ritorniamo! Ma all’improvviso la nostra caparbia guida sente qualcosa, ci chiama ad uno ad uno e dinanzi a noi a dieci metri tra la fitta vegetazione vediamo l’enorme figura di un rinoceronte con un cucciolo, la sua corazza è inquietante, il suo corno minaccioso, misure: 3-4 metri x 1,70 x 2-3 tonnellate. Siamo emozionati, increduli, spaventati e con l’adrenalina a mille per questo inaspettato incontro.
La sera realizziamo meglio l’esperienza, con un po’ di senso di colpa ma appagati.

Ai confini del mondo verso Lumbini

Dal parco di Chitwan ci avventuriamo in una delle zone più remote del Nepal.
Procediamo alla lenta media di 40 km orari, coprendo 180 km in 6 ore! Nel profondo Terai troviamo una densa foschia. Attraversiamo ponti su letti pietrosi di fiumi in secca poi una bella zona boscosa preannuncia un valico di montagna, in alto troviamo il sole che intiepidisce il nostro minuto minivan poi subito si scende nelle uniche pianure del Nepal.

Qui tutto è cambiato siamo proprio ai confini con l’India: volti, vestiario, stile di vita sembrano rimandare a quei luoghi. Percorriamo una zona rurale molto povera, polverosi paesi dal traffico anarchico, isolati e sparuti villaggi con case di terra.

Lungo la strada enormi bufali neri, greggi di capre, fienili di paglia dalle forme allungate, campi di riso. Una miriade di bambini accovacciati alle madri sull’aia in mezzo a pollai, altri che si rincorrono vesti stracciate al vento. Dovunque sacchi ricolmi di riso: su bilance primordiali, su camion, portati a spalla, su carri trainati da buoi. Scendo dalla macchina per osservare questo vivere ai confini del mondo, questo universo di paglia, legno e terra. Percepisco una certa diffidenza o forse la gente è intenta semplicemente a lottare per la sopravvivenza.

Finalmente Lumbini a 25 km c’è l’India! E’ una sera freddissima e anche qui gli hotel non hanno riscaldamenti, di notte mi metto tutto ciò che ho in valigia e sprofondo sotto due pesanti imbottite…penso alla gente nei villaggi senza niente. Prima di addormentarmi mi metto a ridere istericamente per mezz’ora, poi in sogno mi si manifesta l’alpinista Messner tra i ghiacciai in canottiera che se la ride.

 

Sanyatsyn

 

Il cuore mistico di Lumbini è il “Temple of Mayadevi” che ci appare come una surreale fortezza bianca…una nave incagliata tra rovine antiche. Visione inedita dal fascino spoglio e austero che si rispecchia scenograficamente sul sacro laghetto rituale con adiacente l’albero del Bodhi dove nacque il Buddha. Intorno migliaia di colorate bandierine di preghiera sono mosse dalla tiepida brezza. Dei Sadhu aranciovestiti e altri monaci salmodiano preghiere, ci sediamo nel prato vicino a loro in una luce bellissima, nel dolce tepore assorbiamo questo ambiente semplice, solitario e pieno di quiete.

Un luogo del sentire prima che del vedere, un luogo dove ci si deve fermare senza perdersi ad inseguire qualcosa o qualcuno e tentare la cosa più difficile: sentire sé stessi!
Poca gente, una coppia di anziani pellegrini tibetani dalle tipiche vesti girano senza sosta intorno all’albero del Bodhi. Un pellegrino indiano ci domanda se abbiamo rispetto per gli Dei Indù, alla nostra risposta affermativa si inchina ossequioso.

La mattina dopo giriamo in risciò nell’atmosfera straniante dei numerosi templi, lungo viali alberati e laghi che al tramonto si tingono d’ocra dove vediamo bianche Gru tra il bagliore. Fuori da questa oasi in netto contrasto in una nube di polvere Lumbini Bazaar dove la sera, pedalando rapidi in bici tra animali e bancarelle, rincasiamo prima che faccia buio.
Qui la notte è veramente scura e fa paura.

 

Odissea curvaiola: 200 km in 7 ore – Lumbini verso Pokhara via Tansen

Un’insegna a forma di arco ci avverte che stiamo lasciando le pianure del Terai per addentrarci nel distretto di Palpa e un curioso cartello ci segnala che queste sono le montagne dove risiede lo Yeti. Subito la strada s’inerpica a strapiombo su un fiume, che scenario selvaggio e incantevole! Osservarlo da dentro il nostro giocattolo meccanico, un minivan traballante colmo di valige un po’ meno, infatti comincio a sbiancare, la strada è molto malmessa e stretta, quando piove qui frana tutto e conviene portarsi un paracadute …
Per fortuna splende il sole e il traffico è assente. Tansen ridente cittadina dove sei?

Mentre il nostro autista mangia in un ristorante fatto di due pentole sopra ad un fuoco e non avendo lo stomaco di uno Yeti preferiamo deliziarci con una scatoletta di tonno e due cracker seduti su delle pietre lungo la strada … True Nepal!

Guardo mio figlio di 9 anni cappellino, forchetta e fazzolettino, contento di fare picnic!
Curva dopo curva arriviamo a Tansen convincendo il nostro stomaco che il peggio è passato.
Scopriamo dal nostro autista (che non sa una parola d’inglese e che non è venuto mai da queste parti !) che siamo solo a metà strada.
Tansen è un paese abbarbicato alle montagne tutto in curva (eh si!) accogliente e con la giusta atmosfera, tenuto anche bene per gli standard locali.

Giriamo un po’ scattando foto, vita basic ma serena. Un sole invernale che pizzica il viso induce al relax, ci vorremmo soffermare di più ma meglio ripartire visti i tempi di percorrenza di queste strade, infatti ci aspetteranno altre 4 ore di … curve!
Sicuramente un record mondiale! Arriveremo mai?

Come immune alla sinuosità del percorso mio figlio evidentemente nato viaggiatore gioca con il telefonino e perché no legge tranquillamente un giornaletto. Ponti, villaggi rudimentali, venditori di mandarini e ancora ..curve … Tramonta il sole ed è subito buio.

Una pietra dice Pokhara 25 km in discesa e indovinate? … Curve … Passa un camion con a posto dei fari luci blu e rosse a intermittenza, faccio finta di niente … l’avremo spento l’albero di Natale a casa? Gente che cammina in strada al buio, casupole con lampade fioche immerse nell’oscurità, la strada sembra inghiottita dalla notte.

La nausea aumenta, la testa un macigno, mi rincuoro pensando che l’ospedale più sicuro è almeno a 5 ore d’aereo. Ecco Pokhara siamo salvi o forse no, infatti è il 31 dicembre e ci sono migliaia di persone in strada, ingorgo, sollievo almeno non ci sono animali in strada ma il nostro autista non trova l’hotel. Mi sento come un naufrago alla deriva scendo a chiedere informazioni ma come colto da una scossa di terremoto sento l’asse di equilibrio instabile, accidenti al tonno in scatola o forse alle … curve … ?!

 

Kathmandu

Happy New Year Pokhara!

A Pokhara purtroppo non si vede il celebre paesaggio montano che tanto ci affascinò. L’ipnotica vetta del Machapuchare e lo skyline di neve e cieli azzurri sono coperti dalle nuvole. Comunque c’è una città cordiale, un mondo umano variopinto e sorridente in strada a far festa e un ottimo ristorante italiano dove facciamo quartier generale davanti ad un camino.

Sono i giorni del “Pokhara Street Festival” una strapaesana con musica, giostre, mercatini, come da noi negli anni 70. Shopping e relax per fortuna qui fa meno freddo. Un pomeriggio andiamo ai villaggi tibetani fuori dalla cittadina per la bella cerimonia delle 15,30. Mantra, quell’incredibile musica che scuote l’anima, caos oscuro e beatitudine di trombe, tamburo, cimbali, conchiglie a fiato e campane.
Mandala colorati sopra di noi e il Buddha dorato che ci rasserena.

Siamo seduti su un tappeto faccia contro muso insieme a dei cani, non ci morderanno dentro ad un sacro monastero? Anche loro sono in cerca di conforto spirituale o sono qui perché fuori piove a dirotto? Il giorno dopo Old Pokhara molto diversa dalla zona lungolago, antiche botteghe, tempio hindù, visita ad un centro di meditazione e ritorno al nostro tavolo vicino al camino perennemente prenotato a far due chiacchiere con altri turisti. La vita scorre dolcemente a Pokhara e a noi va bene così.

 

Coppia_anziani

Una famiglia ci aspetta in un paese lontano tra le montagne

Di ritorno da Pokhara vicino alla zona montana di Bandipur siamo pronti ad incontrare la famiglia che conosciamo. Un villaggio rurale di una decina di case lungo la strada, tutti ci guardano come ad un film, noi improbabili figuranti. Ci sembra di essere attesi da sempre.

Eccolo l’autista/guida Veejay in gran forma il re delle strade dell’India del Nord suo terreno di lavoro: hello my friends, how are you? Veejay sempre sorridente e positivo Veejay  tradizione e modernità. Appena scendiamo grande festa! Ci porgono una fresca collana di fiori, ci donano dei bizzarri fiori violacei che sembrano piumini per spolverare, indossiamo i tipici copricapi locali.

Ci sentiamo dei Nepalini adottati! Che emozione, che calore! Riconosciamo quasi tutta la famiglia alquanto numerosa. Subito foto, entusiasmo. Portiamo dei regali. Ci fanno accomodare sopra un letto, ognuno con un cagnolino sopra le nostre ginocchia, sedendomi mi accorgo che non hanno il materasso. Siamo in 12 dentro una stanza 4mx4 e ogni tanto arriva qualcuno, ci presentano anche un veterano Gurkha con il suo cappello militare.

I bimbi mani fredde tutti insieme a mio figlio a guardare le foto del viaggio, le ragazze con i piedi nudi gelati intorno a mia moglie: ma dov’è poi questa Italia? Davanti a me gli anziani seduti per terra parlano come se avessero tutto il tempo del mondo a disposizione. Biscotti, bibite, tè caldo, spuntano anche delle ciambelle fritte appena impastate con un mortaio in una casupola. Una famiglia ci aspettava in un paese lontano tra le montagne.

 

funerali

 

Il macabro è un’invenzione della nostra mente

Il villaggio di Dakshinkali è famoso per il Tempio dedicato alla Dea Kali dove si fanno sacrifici animali. Dopo una serie di bancarelle dai mille colori e odori si raggiunge una gola boscosa vicino ad un fiume. Il sole splende e scalda l’umida valle. Sabato è il giorno giusto! Folla variopinta Indù che porta offerte: galline, capre, maialini.

Luogo spirituale e anche di festa, tanti sembrano fare una scampagnata, alcuni sono incuriositi dalla nostra presenza. Incontriamo Bramini seduti per terra intenti nelle loro cerimonie, prendiamo una benedizione anche noi contrassegnata da una rossa grande Tika sulla fronte e un braccialetto sul polso. Qui le bestie sacrificate, dopo aver versato il loro sangue alle divinità, vengono macellate e portate a casa. Ci dicono: contenti le divinità contenti noi che mangiamo la loro carne.

Rifletto che il macabro qui è un’invenzione della nostra mente. Luogo imperdibile nella valle di Kathmandu per capire un aspetto dell’affascinante cultura Indù.

Pashupatinath a Kathmandu lungo il fiume sacro Bagmati luogo di cremazioni con i suoi ghat, luogo di morte. Un’amichevole guida ci fa da filtro culturale per ciò che ci attende. Tempio Indù più importante del Nepal.

Il cielo è blu cobalto, brilla il sole. Siamo entusiasti e il luogo ci appare del tutto naturale nella sua rappresentazione eterna ciclo vita/morte/rinascita. Ci sono molte persone l’atmosfera è animata ma composta, tutto scorre, il posto è tuttavia ben tenuto e sorvegliato.
La folla si concentra nel tempio a noi proibito dalla cui entrata si scorge un’enorme Nandi dorato, il toro sacro Indù. Attraverso nubi di fumi acri che si innalzano dai corpi che bruciano tra legna e paglia, percepiamo questo luogo come un’oasi di pace e di riflessione.

Un luogo inimmaginabile dal caos esterno, indefinito, distante da tutto, un altro viaggio …
Nei paraggi alcuni bizzarri Sadhu, indovini seduti a gambe incrociate, alteri bramini, colorati pellegrini. Poi prima dell’uscita una visita all’ospizio di Madre Teresa dove anziani soli, abbandonati o malati attendono qui l’ultimo giorno della propria vita, in fila per il cibo o seduti al sole ci ispirano tenerezza e compassione. I temi importanti della vita sono qui.

 

 

Boudhanath: isola felice Tibetana

Antica rotta commerciale Tibet-Kathmandu, secoli di commerci e preghiere.
Grande stupa su un grande basamento a forma di Mandala bianco calce, torre d’oro, gli occhi del Buddha onnipresenti e magnetici. Leggende e mitologia. Centro energetico, isola mistica. Atti di devozione, prostrazioni, mani giunte, riti secolari, musiche rituali.

Migliaia di bandiere di preghiera al vento: Lung-ta (cavalli al vento) blu il cielo, bianco l’acqua, rosso il fuoco, verde l’aria, giallo la terra.
Intorno allo Stupa un moto umano in orbita satellitare all’ombelico del mondo.
Passo sostenuto da gambe incrollabili, perpetuo circolare.
Circuambulazione per accumulare meriti per meditare. Sguardi imperturbabili che d’improvviso si aprono in un sorriso. Mulinelli di preghiera  tenuti da mani e braccia instancabili, sottovoce “Om mani Padme Hum” per sempre.

Volti da cime nevose da strade di pietra e polvere. Mondo impenetrabile Tibetano.
Vivere in strada con fervore, caos orientale.Turbinio di colori, moltitudine di oggetti, esaltazione visiva e olfattiva.
Monasteri dagli spiazzali assolati, oro su cieli azzurri, tuniche rosse/amaranto in cupe preghiere nella penombra. Si cammina desiderando la felicità.

Uno dei luoghi che preferisco al mondo.

 

Monache

Monastero di Kopan

Da Bodhnath una stradina malandata si arrampica fino al monastero facendosi strada tra i sobborghi.
Appena varcato il cancello sentiamo dei battiti di mano, ci affrettiamo, nel piazzale i monaci studenti danno vita a uno spettacolo unico e di tradizione antichissima: il dibattito filosofico.
Arte dialettica, scambio verbale, accompagnato da una gestualità molto particolare.
Un monaco ci apre la porta del monastero a quest’ora deserto.
La luce filtra dalle grandi finestre creando caldi riquadri sul pavimento di legno.
Rosso è il colore predominante.
Tutto tace, ricarichiamo le batterie della mente, energia pulita da riportare a casa.
Intorno giardini, stupa, sotto l’animata caldera di Kathmandu come un vulcano in eruzione.

Il viaggio non finisce mai si ripete infinite volte negli angoli più silenziosi della mente

Dopo queste esperienze il mio spirito torna in equilibrio. E mi ricordo di due aforismi che amo particolarmente:

Il viaggio è un bagno di umiltà: ti rendi conto di quanto è piccolo il luogo che occupi nel mondo (Gustave Flaubert)

Viaggiare deve comportare il sacrificio di un programma ordinario a favore del caso, la rinuncia del quotidiano per lo straordinario, deve essere una ristrutturazione assolutamente personale alle nostre convinzioni (Herman Hesse)

Questi tipi di viaggi sono come un balsamo miracoloso, conosco questa sensazione.
Non so quanto durerà una volta tornato a casa, ma questo non importa perché il mio primo pensiero è quello di condividerlo con gli altri indirettamente attraverso il mio lavoro, il mio impegno, il mio essere di ogni giorno.

 

Saluti

Poem for Nepal

Nepal ruvido e dolce
Nepal un angolo oscuro nella mappa del mondo
Nepal Namastè Nepal Kata di seta
Nepal accogliente Nepal Hindu Nepal Buddista Nepal Tika in fronte
Nepal una collana di fiori
Nepal giallo arancio blu verde e rosso
Nepal sempre vero e reale Nepal strade di fango e polvere
Nepal sentieri lastricati cime nevose Nepal monasteri e mantra
Nepal Himalaya Nepal tropicale Nepal di pietra
Nepal luci fioche Nepal povero mai disperato
Nepal Indiano e Tibetano Nepal Newari Nepal cento etnie
Nepal mille templi e statue Nepal montagne impervie non addomesticabili
Nepal fiumi impetuosi laghi profondi ponti sospesi sul vuoto
Nepal un mondo in strada bambini che giocano Nepal occhi profondi
Nepal acqua fredda panni stesi al sole
Nepal buche e burroni Nepal precario Nepal bandierine al vento
Nepal le spezie in bocca Nepal legno scuro mattoni rossi
Nepal smog e aria pulita traffico e isolamento
Nepal medievale Nepal case senza tv
Nepal sicuro Nepal avventura Nepal spirituale
Nepal gli occhi del Buddha Nepal Sadhu
Nepal un paese con l’anima
Nepal che cammina Nepal il mondo in spalla
Nepal che sorride mai stanco
Nepal ruvido e dolce

 

Aiuti per il Nepal

Gli eventi delle ultime settimane hanno richiamato l’attenzione di tutto il mondo sul Nepal e sulle difficili condizioni che questa pacifica popolazione si trova ad affrontare.
E si sono attivati vari organismi internazionali con iniziative per gli aiuti a cui è facile aderire.

Visti i precedenti in passato resta però il dubbio di come vengano utilizzati i fondi e sopratutto quanto non vada perso per alimentare i parassiti della burocrazia.

Tramite i nostri amici in Nepal noi abbiamo scelto di partecipare alla ricostruizione delle case di persone che abbiamo conosciuto durante il viaggio, andate distrutte con il terremoto.

Se vuoi unirti a noi sei il benvenuto.
Almeno saprai esattamente come viene impiegata la tua donazione.

Ecco il link con tutte le informazioni: il tetto del mondo

Grazie a nome di tutte le persone meravigliose che abbiamo incontrato in Nepal