New York : zona cool
Se un amico tornando da New York ti dice che il quartiere più cool è Dumbo, al di là del ponte di Brooklyn, rispondigli con quel piccolo gesto reso emblematico dai rappers: sfioragli con due dita la spalla. Fallo con noncuranza, come per ripulirla da un granello di forfora.
E se qualcuno ti parla del Meatpacking Discrict digli che sì, certo, ci sono un sacco di posti interessanti frequentati da bella gente, ma non è più una novità.
In questo momento la zona più hip è la Bowery, in particolare il tratto che va dalla East 4th Street a Spring: in poco più di un chilometro ci sono 15 locali, la maggior parte dei quali aperti negli ultimi mesi.
Lo scorso dicembre è stata inaugurata la nuova sede del New Museum of Contemporary Art, una struttura piuttosto avveniristica: in pratica è come se fossero sei grandi scatole impilate a zig zag una sull’altra.

L’intera struttura è avvolta da un elegante abito in metallo che di notte è scintillante, mentre durante il giorno cambia di colore al mutare della luce. Progettato dallo studio giapponese Sejima + Nishizawa/SANAA, è destinato ad ospitare esibizioni temporanee dei maggiori artisti di arte contemporanea.
Al suo interno ci sono anche un teatro, un caffè e uno spazio attrezzato sul tetto dove ogni tanto vengono organizzati dei parties.
Se passi da lì, è probabile che ti ritrovi coinvolto/a in qualche inaugurazione. Perché lungo la Bowery e nelle strade adiacenti (Bleecker, Houston, Stanton, Rivington, Delancey, Broome, Grand) case fatiscenti e vecchi depositi di suppellettili per hotel e ristoranti vengono ristrutturati e trasformati in bar, boutique, gallerie d’arte.
La Bowery sul lato ovest confina con Chinatown, quel poco che resta di Little Italy e NoLiTa. Dall’altra parte invece c’è la Lower East Side.
Fino a pochi anni fa era considerata una strada impraticabile: negli anni Venti del Novecento divenne il simbolo della depressione economica, e fino agli anni Novanta in quella zona si registrava il tasso di criminalità più alto di tutta Manhattan.

Questo ovviamente significava che le case erano in stato di semi-abbandono e conseguentemente gli affitti erano risibili. Poi qualcuno ha iniziato a investire e rapidamente c’è stata un’inversione di tendenza. Negli ultimi due anni c’è stata una forte accelerazione, tanto che in questo momento per molti Bowery è una specie di parolina magica.
Nel 2007 è stato inaugurato il Bowery Hotel, considerato uno dei più chic tra i boutique hotel di ultima generazione: il costo di una doppia va dai 525 ai 750 dollari, eppure spesso è al completo.
Poco più in là, all’angolo con la Houston, hanno aperto la sede newyorchese più grossa di Whole Foods, supermercato che vende solo prodotti biologici: passeggiando tra i suoi scaffali e nell’immensa food hall si ha l’impressione che la fame nel mondo sia un’invenzione di qualcuno che vuole screditare l’opulento sistema americano. Una volta acquistato il cibo, si può salire al piano superiore e accomodarsi a uno dei tavoli per consumarlo.

Lungo la Bowery ci sono anche diverse gallerie d’arte.
Una delle più interessanti è la nuova sede della Morrison Hotel Gallery, che organizza mostre fotografiche di alto livello, soprattutto con fotografi specializzati in musica rock.
Perché la Bowery, già prima della sua rinascita, era un punto focale per la musica punk e per le nuove tendenze. Basti dire che al numero 315 c’era il mitico CBGB, il locale che ha lanciato Ramones, Blondie e Talking Heads.
Dopo un lungo braccio di ferro con il proprietario delle mura, con tanto di manifestazioni e petizioni pubbliche, i gestori hanno gettato la spugna e chiuso i battenti.

Siccome Joey Ramone abitava da queste parti, per celebrare la sua band e il locale che la rese mitica qualcuno ha deciso di chiamare la parte di 2nd Street, che incrocia la Bowery, Joey Ramone Place. Ma altri personaggi famosi hanno vissuto qui: da Bela Bartok al poliedrico attore e scrittore Quentin Crisp, dall’arista Cy Twombly al wrestler Raven a William S. Burroughs, che passò gli ultimi 23 anni della sua vita in un appartamento al numero 222.
Oggi le celebrities abitano altrove, ma investono qui i loro capitali. Per esempio, tra i proprietari della Bowery Wine Company c’è Bruce Willis; mentre Patricia Field – costumista di Sex and the City e Il diavolo veste Prada – qualche mese fa ha chiuso il suo storico negozio a SoHo e ha trasferito insegna e tutto il resto (strass multicolori, occhiali dalle forme pazzesche, stivaloni da drag queen) al numero 302 della Bowery.

Molto belli da vedere sono altri due negozi aperti da pochi mesi, Blue & Cream (tra l’altro vende T-shits e felpe con la scritta Bowery) e John Varvatos, che oltre alle creazioni di stilisti emergenti vende libri, dischi e T-shirts d’epoca di rock band: bellissime, però costano un occhio della testa.
Tra i locali, merita una visita il piccolo e un po’ scalcinato Bowery Poetry Club, dove fanno letture di poesia e performance artistiche di vario genere.
Se ti interessa scoprire qualche nuova band, puoi fare un salto alla Bowery Ballroom: esiste da parecchio tempo e continua a proporre una programmazione molto interessante.
La spaziosa lounge al piano inferiore è perfetta per rilassarsi tra uno spettacolo e l’altro.

Invece se sei amante della lirica, vai da Amato Opera, piccolo teatro a conduzione familiare che in una specie di salotto (la sala è larga solo 6 metri) propone rappresentazioni della Cavalleria rusticana, del Barbiere di Siviglia, Il trovatore e altri capolavori.
Se cerchi atmosfere da terzo millennio, proprio lì di fianco c’è la Bowery Electric, un rock bar inaugurato a marzo.
Altri bar che hanno aperto recentemente sono Antik, Kings Cross e Mannahatta.
Insomma, non c’è che l’imbarazzo della scelta per passare una serata in una delle strade simbolo della “nuova New York”.
fonte: MAX



