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Serendipity, il nome segreto dello Sri Lanka

ceylon_teaSerendipity significa la fortuna di fare felici scoperte per puro caso ovvero trovare una cosa non cercata e imprevista mentre se ne stava cercando un’altra.

Deriva dall’antico nome dello Sri Lanka (Serendippo) ed è usata dai viaggiatori per esprimere con una sola parola il piacere del mestiere di viaggiare.

KANDY- ESALA PERAHERA

Notte di luna piena è l’ora dell’Esala Perahera la più grande e scenografica processione religiosa dell’Asia. Descritta da viaggiatori romantici del secolo scorso come D.H.Lawrence. Qui la realtà supera la fantasia! Un’esperienza memorabile, vale il viaggio!

 
Esala Perahera
 

Assistiamo all’ultimo giorno, il clou della festa che celebra la reliquia sacra del dente del Buddha. Migliaia gli spettatori che dalle prime ore del pomeriggio seduti sui marciapiedi aspettano l’evento, tra venditori d’ogni sorta di mercanzie, noi turisti paganti sistemati su tribune di fortuna.

Un corteo infinito come una creatura palpitante e mutante di fuoco e fiamme, si muove tra le vie di Kandy, centinaia e centinaia di figuranti: musicisti, ballerini, acrobati, giocolieri, decine e decine di elefanti bardati con mantelli regali e illuminati di luci che procedono lenti, come esseri divini, magici e alieni.

Ai lati uomini sudati e anneriti, tengono grandi torce, lingue di fuoco che ardono nella penombra, su tutto una luce magica e ancestrale. Qui le cose si fanno in grande, bisogna dedicare tempo al credo, tempi dilatati orientali, durata della parata 4 ore !!
Verso la fine appaiono tre maestosi elefanti dalle lunghe zanne, la proboscide si muove cadenzata come a ritmo di musica, sono addobbati sontuosamente, hanno un aspetto e un portamento regale così imbrillantati da un tripudio di luci bianche; quello in mezzo, spaventosamente possente, ha un baldacchino con la reliquia, nell’aria trepidazione, commozione, soggezione, flash, tutti in piedi o a testa china!

 
Festival di Kandy
 

La città di Kandy è fresca e piovosa, si trova in alta collina nelle Hill Country, è un piccolo e vivibile agglomerato urbano intorno ad un bel lago incorniciato da monti boscosi.

La zona antica dei templi è stupenda, cuore mistico della città: piccoli palazzi, mura, fossati d’acqua, colonnati, templi, dagobe, piena di pellegrini sempre vestiti di un bianco candido.

La visita al famoso Temple of the Sacred Tooth Relic è d’obbligo! Puja serale con percussioni davanti ad una decorata porta argentata, ai lati due gigantesche zanne di elefante. Una struttura alquanto singolare mai vista. Al piano superiore tutti in fila per una fugace e devota visione dello scrigno della reliquia, dipinti, pavimenti in legno, fiori dappertutto.

Sito ben tenuto e restaurato, folla ordinata, decoro, ottima organizzazione e vigilanza dovunque. La festa sembra non finire mai, la città è sempre affollata la processione prosegue in versione ridotta anche il giorno dopo, appaiono anche nuovi figuranti. Abbiamo l’idea vincente di seguirla a piedi fino alla fine, ormai siamo in mezzo alla processione tra gli elefanti, che emozione!

Ci dirigiamo tutti insieme alla zona dei templi. Crepuscolo, tutto è esotico e magico, i fiabeschi templi splendono con mille luci che si moltiplicano sul fossato d’acqua, sulla torre ottagonale sventola una bandiera buddista, in cima un monaco con la sua veste arancio sembra di vedetta.  Le cerimonie continuano fino ai piccoli santuari, si dispiegano teli sotto i piedi degli elefanti, si fanno gli ultimi riti, atmosfera intima quasi a porte chiuse.

 
esala perahera
 

I Mahout, i guardiani degli elefanti, si riposano e custodiscono i pachidermi. Incontriamo un gruppo di ballerini con i loro costumi decorati da bracciali e corpetti e copricapi argentati, finalmente li possiamo osservare da vicino e parlarci.  Sembra di vivere in un romanzo di R.Kipling, puro immaginario esotico, perfetta cartolina da catalogo di viaggio ma è tutto reale e vero.

I piccoli templi sono tutti decorati da curiose luci color crema, rosa, verde, bianco, in giro non c’è più nessuno, è semibuio…dovunque lo sguardo del Buddha.

DAMBULLA

Strada da Kandy a Dambulla, zona ricca di quiete, la vegetazione ha un non so che di dolce e accogliente, sembra un giardino disegnato da un pittore paesaggista. Visitiamo uno Spice Garden: una farmacia della natura!

Pranziamo in solitaria in un Hotel dentro ad un parco di manghi tra risaie, poi Dambulla.

Passato il discutibile tempio dorato con annesso museo, ci avventuriamo sulla scalinata di 1200 gradini solo il vento ci da la forza di proseguire tanto è il caldo. Il sito è tra i più belli dell’isola!

Cinque straordinarie grotte rupestri semibuie piene di piccole Dagobe e bellissime statue del Buddha, almeno 150 dalle pose ieratiche, in pietra, in legno, erette sedute o sdraiate. Le grotte (1 sec. A.C.) sono completamente e splendidamente dipinte da svariati motivi a carattere religioso. Le immagini che raffigurano la tentazione subita da Buddha ad opera di Mara ed il suo primo sermone è ammirevole. Perfetta immagine della più raffinata arte buddista-singalese. Luogo molto sacro. Mi confondo mi faccio una foto di spalle al Buddha un uomo si avvicina e in modo solerte mi dice: delete, delete.

ALUVIHARA CAVE TEMPLE

Si trova in un pittoresco ammasso roccioso tra scalinate e macigni ciclopici. Inquietanti per ferocia le immagini che raffigurano le punizioni destinate a chi commette cattive azioni. Calma, fresca brezza, ci si arrampica a piedi nudi, luogo sacro, si va sempre in alto, panorami sulla giungla, immancabile dagoba e recinto sacro con albero del Bodhi, bandierine al vento, ci siamo solo noi e una donna assorta in preghiera. Lo Sri Lanka è una SPA dell’anima!

AUKANA

Da Habarana, nostra base per esplorare il triangolo culturale, percorriamo strade, campagne e villaggi dove regna la quiete, assorbiamo il dolce torpore che pervade questa zona, il mondo sembra immobile. Lungo le sponde di un lago sotto degli alberi una coppia di sposi  in costume tradizionale sta facendo delle foto, la sposa è molto bella, sorride timidamente alla nostra curiosa invasione. Aukana ospita un maestoso Buddha eretto scolpito, alto 12 metri, simbolo enfatico dei poteri sovraumani e trascendentali del Buddha, le sue vesti alla luce del mattino sembrano svolazzare morbide e sinuose. La statua è raffigurata nell’insolita posizione benedicente come se stesse assestando un colpo di karate, incutendo ulteriore rispetto. Siamo soli,  il cielo è una volta celeste sopra le rocce, la terra sabbiosa è color zafferano, un simpatico monaco ci abbraccia all’uscita.

 
sigiriya-rock
 

ROCCA DI SIGIRIYA

E’ uno dei siti più visitati e conosciuti per la sua spettacolarità.
Un monolite vagamente cubico di  roccia alto 370 mt a picco su tutti i lati. Un luogo sopraelevato rispetto alle pianure circostanti, visibile per chilometri.

Sigiriya, considerata da alcuni l’ottava meraviglia del mondo, patrimonio Unesco, si dice che alla sommità ci sia stato un palazzo ma è più probabile che fosse un centro monastico di meditazione. Il colpo d’occhio che si ha già camminando attraverso il complesso di fossati e giardini che conduce ai piedi del pendio è stupefacente!

Ma il timore di come si raggiungerà la vetta stempera all’inizio qualsiasi contemplazione, ci sono molti turisti e ciò ci conforta.

Tra rocce giganti si nasconde una scalinata in pietra  e, al termine,  attraverso una scala a chiocciola sospesa nel vuoto e fissata con bulloni alla roccia arriviamo in apnea e con le gambe tremanti ad un piccolo incavo che svela la celestiale visione dei famosi affreschi delle fanciulle nude. Nel 1907 un esploratore inglese scrisse: “l’intera facciata della collina sembra una gigantesca galleria di immagini… forse la pittura più grande del mondo!” Ora ne rimangono poche tracce cancellate dai monaci in un secondo tempo perché disturbanti per la meditazione. Poi si attraversa il “mirror wall”  ricoperto da scritte in antico singalese.

Arriviamo alla piattaforma del leone di cui restano solo le zampe (si crede che un tempo ci fosse anche la testa come ingresso del palazzo), da qui parte l’ultima rampa di scale molto esposta, il vento forte rende la salita alquanto insicura, sembra di volare. Esiste il pericolo di essere attaccati dalle api annidate in enormi e spaventosi favi, non rischiamo e indossiamo una tuta con tanto di cappuccio, un copertone di gomma che scivola sulla pelle sudata, come buffi astronauti arriviamo alla cima. Sulla sommità a gradoni si vedono le rovine del palazzo, ma la parte migliore è il fantastico panorama. L’acqua piovana ha trasformato in una piscina uno spazio roccioso, visibile una sorta di trono di pietra levigata. Soffia un vento molto forte, in lontananza dalla giungla emerge un Buddha bianco, specchi d’acqua, non ci sono barriere non osiamo avvicinarci alle rupi a strapiombo.

Un cane si aggira tra i ruderi non capiamo come sia arrivato sino a qui. Facciamo delle foto e quando il sole ormai sta tramontando, iniziamo la discesa. E’ il momento più bello, siamo una decina di persone. Il sole dipinge le piste sabbiose d’arancio e si spegne sulla foresta. Sulla via del ritorno, nell’ultimo tratto di strada vediamo il cartello: “Attenzione! al tramonto pericolo passaggio elefanti selvatici. Silenzio dovunque, siamo usciti dalla parte sbagliata, un tuk tuk ci riporta dal nostro autista. Il buio ci coglie di sorpresa.

PIDURANGALA

Ispirati dalla zona di Sigiriya decidiamo di intraprendere una nuova ennesima scalata, per una bizzarra coincidenza della natura qui si staglia un altro grande monolite roccioso da cui abbiamo letto si gode di una straordinaria ed inedita visione della rocca di Sigiriya.

In hotel subentra un fortuito e amichevole incontro, un cameriere parlando si propone di accompagnarci insieme ad un suo amico con il tuk tuk per poi avventurarci nella scalata. Siamo un po’ titubanti ma accettiamo subito questa gita fuori dagli schemi, si parte il pomeriggio per stare su al tramonto. Piano piano in 5 su un minuscolo tuk tuk attraverso stradine solitarie ci fermiamo appena per bere un cocco e raggiungiamo la base del monte, il sito è pochissimo frequentato riconosciamo solamente altri due europei che stanno per salire.

Tra di noi c’è subito una grande intesa e voglia di stare insieme, dapprima si sale su un sentiero attraversando vecchi  luoghi di meditazione, un Buddha sdraiato in mattoni, delle caverne. Improvvisamente il sentiero scompare e oh oh.. inizia la scalata a mani nude, non avremmo mai potuto andare da soli. Indicazioni inesistenti, i due nuovi amici si trasformano in due Sherpa aiutandoci ripetutamente per passare punti difficili e impervi tra massi giganteschi. Affrontiamo l’ultimo passaggio strettissimo e segreto strisciando e raggiungiamo la cima piatta dall’aspetto lunare.

Davanti a noi un paesaggio e una vista di Sigiriya che ci toglie il fiato, euforici scattiamo delle foto pazze di noi che saltiamo felici in un vento impetuoso. La vita ci sorride! Sempre gentilissimi al ritorno quasi ci prendono per mano e ci portano lo zaino, poi ci offrono per strada uno spuntino, dobbiamo assolutamente contraccambiare!

 
Ganesh a Kandy
 

ANURADHAPURA

Antica capitale consacrata dal mondo buddhista e circondata da monasteri, dagobe, che ricoprono un’area di oltre 40 km², è uno dei principali siti archeologici nel mondo, patrimonio Unesco, importante meta di pellegrinaggio. Scesi dalla macchina una volta affrontate le bancarelle traboccanti di doni al Buddha, andiamo nella zona del Sri Maha Bodhiya, un albero immenso di Fico sacro discendente diretto dell’albero di Bodhi originale dell’India.

Ci sentiamo catapultati in un  mondo denso di concentrazione, meditazione, preghiera facciamo fatica ad inserirci in un’atmosfera così carica di spiritualità, i pellegrini tutti vestiti di bianco sembrano perdersi per poi ritrovarsi in un loro mondo a noi ignoto. Siamo disorientati, migliaia di fiori di loto bianchi simbolo di purezza e viola il fiore degli asceti, una moltitudine di bandierine buddiste. Nel tempio sotto l’albero sacro si svolge una Puja, ci invitano ad entrare. Un uomo ci lega un laccio bianco intorno al polso segno di purezza, l’anima perduta è stata ritrovata.

Si offrono fiori, si accende incenso, si accendono lampade a olio/burro, si offre riso, si saluta la divinità. Composte gestualità rituali. Un credo molto forte.
Scivoliamo tra la gente assorta, seduta per terra nella sabbia. Un mondo immacolato bianco su bianco…introspezione…silenzio fuori, dentro e tra di noi…

Attraversiamo vialoni nella foresta, alberi bellissimi, solenni testimoni di antiche civiltà, generosi nello stemperare il sole cocente, molte persone giacciono immobili sotto di loro come in meditazione, siamo le uniche figure colorate in un bianco fiume umano, a piedi nudi famiglie di pellegrini dovunque, molti ci sorridono come per darci il benvenuto. Siamo al Ruwanveli Saya dagoba una enorme cupola bianca con una elegante fascia arancione alla base, un’apparizione abbagliante, una nuvola candida appoggiata in terra in un cielo azzurro indaco. La zona è vastissima non riusciamo a vedere tutto, ci vorrebbero giorni. Il dagoba Jetavanavihara della antichissima città è tuttora il più alto edificio in mattoni al mondo ci fa sentire piccoli come davanti ad una divinità.

MIHINTALE

E’ un sito pieno di pace, resti di un grande complesso monastico, quasi duemila gradini, una enorme statua bianco calce del Buddha, scalinata in pietra che conduce ad una Dagoba millenaria, rovine. Grandi scimmie dal muso scuro, pelo grigio chiaro e dalla coda lunghissima si agitano come guardiani del sito, ci fanno muovere con cautela, ne avvicino una per fare una foto, mi mostra i suoi feroci denti come per dire: attento la natura è imprevedibile! Raggiungiamo la cima rocciosa di Mihintale, irti gradini scavati nella roccia levigata e scivolosa, tanto vento, panorami a 360° sulla foresta, ennesima arrampicata della gita, qui tutto trascende in alto! Poi un incredibile incontro, una famiglia italiana conosciuta a Bali ci appare davanti, parlando scopriamo con enorme stupore che siamo stati negli stessi luoghi nello stesso momento…qui si direbbe coincidenze come parte del karma.

POLONNARUWA

E’ un’antica capitale dello Sri lanka,  ora sito archeologico, manca un po’ l’effetto del sito “vivo” di pellegrinaggio ma è di una  inaspettata eleganza e classica bellezza, un santuario del Buddismo srilankese, lo facciamo combinare in una tappa di spostamento, è l’ora centrale della giornata aria caldissima un sole che brucia. La luce intensa e vigorosa sbatte sul terreno sabbioso arroventandolo, si fa strada tra gli alberi poi viene  assorbita dalle pietre color mattone del sito. Senza scarpe è dura, si cammina sui bracieri ardenti. Entriamo in un tempio, una sorta di caverna , il custode spegne la luce e dei Buddha in pietra illuminati dalla luce della candela brillano magicamente come di pietre preziose tra fumosi incensi. Resti, antiche scalinate con le famose pietre di luna, scorci di vegetazione con ruderi da set cinematografico. Gal Vihara: ci sono quattro splendide statue del Buddha quello sdraiato è raffigurato nell’atto di entrare nel Nirvana, è scolpito in una pietra con sinuose striature grigio porfido, l’espressione serena del Buddha trasmette una sensazione di pace e serenità, l’armonia della scultura lo fa sembrare appoggiato come in un cuscino morbido.

 

 

ELLA-HILL COUNTRY-HAPUTALE – il regno di Sir Lipton

Trasferimento da Habarana a Ella, attraversiamo luoghi meno battuti, strada nuovissima e deserta, vegetazione sempre splendida, minuscoli villaggi. Lasciamo la pianura infuocata e saliamo a zig zag alle Hill Country. Ella a 1000 mt di altitudine ci accoglie con un nubifragio, strade allagate da un fiume di fango, frane, montagne aspre intorno a noi, cascate, l’autista uomo di pianura si allarma…Arriviamo alla nostra piccola guest house, boscose vedute, relax, cucina casalinga, aria frizzante, sembra di stare in un altro viaggio. Prendiamo il treno dalla piccola e caratteristica stazione di Ella, un grazioso cottage di montagna fermo all’epoca coloniale inglese. Ci sono diversi turisti, siamo in 2° classe, buona organizzazione. Piacevole mix turisti/locali, incrocio di sguardi, sorrisi, felici quando ci vedono  intenti a fotografare le loro bellissime colline tappezzate da piantagioni di tè. Treno pulito si viaggia a porte aperte, atmosfera molto easy, il mio posto è vicino ad un monaco, mi compra delle noccioline, vuole conoscermi, mi regala una cartolina con scritto:

“Io voglio la felicità” : per primo togli “IO” che è l’ego, poi togli “VOGLIO” che è il desiderio e adesso guarda, ti resta solo la felicità.

Scendiamo a Haputale, siamo entusiasti!  Di nuovo in macchina, ci inerpichiamo in una strada ad una corsia con vertiginosi strapiombi, intorno a noi a perdita d’occhio terrazzamenti di piantagioni di tè. Questo è il regno di Sir T.Lipton il mecenate del Tè che qui ha costruito un impero. Non pensavamo di trovare tanta bellezza come in questo paesaggio! Siamo nella zona Tamil, diretti discendenti degli indiani del sud trasferiti qui dai coloni inglesi per lavorare nelle piantagioni.

In un piccolo villaggio sentiamo dei suoni, scendiamo dalla macchina e ci rendiamo conto subito che qui c’è un pezzo d’India trapiantato tra le foglie di tè.

Assistiamo ad una cerimonia: musica, il mondo colorato Hindu, sgargiante ed esuberante, divinità multiformi ed enigmatiche, riti impenetrabili.

Ecco l’enorme Tea Factory Dambatenne con i suoi ordinati giardini all’inglese, appena fuori dal cancello in una piccola povera comunità il pandemonio all’indiana: un altoparlante spara musica ad un volume assordante, bambini in strada che si rincorrono, casupole con panni stesi al sole, un ragazzo ci saluta da un tetto, un sacerdote disegna un Om sul tuk tuk, entro in una stanza mi dicono che è una scuola 4 sedie rotte e una lavagna spezzata, fuori una donna batte con un enorme mesto. Saliamo ancora poi scendiamo dalla macchina e facciamo una panoramica passeggiata seguendo la stradina, siamo immersi in questo eden bucolico di un verde intenso e lucido, intorno dispersi sulle colline molti villaggi Tamil, un’eco di tamburi. La frizzante e tersa aria fresca ci ricorda che siamo a quota 2000 metri, camminata tonica e rilassante, qualche sparuto turista, alcuni monaci in gita sembrano volare con un tuk tuk tra le nuvole… Raggiungiamo il cosiddetto sedile di Lipton dove il mecenate era noto sedersi per avere una visione delle sue immense proprietà. In cima delle donne cantano felici in cerchio, grandi corvi neri in cerca di cibo, in una baracca si fa bollire del tè, minaccia pioggia…un solitario tuk tuk sembra aspettare noi per il rientro.

BUDURUWAGALA

Appena finite le Hill Country decidiamo di effettuare una deviazione per vedere il Buddha eretto scolpito più alto dell’isola di ben 15 metri, sono bassorilievi rupestri importanti, scenograficamente collocati in una enorme lastra di pietra granitica dove sono scolpite 7 statue meravigliose. Il sito è in una piana afosa e boscosa abitata da coltivatori. Isolamento…silenzio ne gustiamo tutto il suo fascino.

 
serendipity
 

LA CITTA’ SACRA DI KATARAGAMA 

“Le persone giungono sempre al momento giusto nei luoghi in cui sono attese”

Sonnolento e gradevole paese rurale a misura d’uomo ai confini con lo Yala Nationa Park.
Lago, vialoni alberati, dovunque bancarelle variopinte stipate e ordinate di frutta, dolciumi, fiori, oli, decorazioni, collane, candeline da portare ai templi.
Inaspettata meraviglia la zona dei templi, cuore magico, imperdibili le Puja serali per unicità culturale, esperienza visiva e spirituale.

Colpisce l’ordine, l’organizzazione e il decoro di questo luogo, sempre molto presente il servizio d’ordine. Per due sere ci lasciamo ammaliare e coinvolgere da questa atmosfera tra una moltitudine calma di pellegrini. Luogo sacro per buddisti tutti vestiti a festa sempre di un bianco immacolato e induisti con i loro bei sari colorati.

Un fiume utilizzato per bagni rituali separa il recinto sacro dalla zona dei templi.
Per tutta la circonferenza delle mura, sculture ripetute di elefanti e pavoni illuminati di notte da una luce verde.

Il pavone è il simbolo del Dio Kataragama a cui è dedicato il santuario principale, qui fervono i più svariati riti: campane, tintinnii ossessivi sottolineano le cerimonie. Sotto un albero del Bodhi si gira tutti in fila o si è seduti sulla sabbia in preghiera. Ci offrono frutta e riso invitandoci a mangiarli. Alcuni si intrattengono con noi.

Tante famiglie, gente genuina e autentica, visi sorridenti o assorti, è un mondo di stampo tradizionale molto devoto. Ai nostri occhi magico e fantastico.

Ad un certo punto un gruppo si lancia nella danza del pavone tra la musica volteggiano freneticamente a volte vanno in trance, muovono una sorta di anelli in legno semicircolari con piume di pavone sopra le spalle. Altri gettano dei cocchi accesi da una fiamma dentro un piccolo recinto con il simbolo di Shiva se non si rompono è sventura. Nella zona prettamente Buddista c’è una dagoba e dei piccoli santuari, un ragazzo ci insegue e ci invita a mangiare alla mensa dei pellegrini. Anche qui cerimonie in continuazione ecco che portano in processione l’enorme fascia color arancio che cinge la dagoba bianca.

In un mondo globalizzato la bellezza della differenza! Questa è cultura e tradizioni millenarie siamo qui anche per questo.
Siamo esterefatti nel constatare che tutti i giorni dell’anno questi riti vengano sempre perpetuati.

La mattina all’alba in jeep andiamo ad esplorare lo Yala National Park, bella zona selvaggia che costeggia l’oceano, avvistiamo la fauna autoctona nella secca boscaglia, ma il leopardo ha deciso che non è il giunto il momento di rivelarsi a noi.

KATARAGAMA-UNAWATUNA

Il viaggio scorre che è una meraviglia, altro incontro fortuito, una persona che ha lavorato in Italia ci invita a casa, conosciamo la famiglia, dopo un ginger tea, ci facciamo Kataragama -Unawatuna con una macchina di lusso, un mega-suv in Sri Lanka, surreale no?

In pompa magna sfrecciamo lungo la litoranea mare sud, colonna sonora hip hop e Bollywood sound, il pilota appassionato di formula uno ha 3 telefonini ultimo modello accesi, è assurdo ma squillano tutti ripetutamente. Ai nostri occhi se non fosse per quelle splendide risaie che scorrono tra i vetri oscurati della berlina lo Sri Lanka è diventa la California! La gente e le macchine si spostano al nostro cospetto, dribliamo Tuk Tuk, sogghignando come pazzi!

Non ci chiedete come ci siamo capitati è troppo lunga … Sicuramente il transfer più veloce mai effettuato in Sri Lanka, giusto il tempo per una panoramica alla selvaggia spiaggia di Tangalle e per delle foto ai famosi pescatori sui pali, eccoci catapultati in spiaggia a Unawatuna, dopo due minuti ci ritroviamo con 10 cartoline in mano, un burattino, due elefanti di legno e una promessa d’acquisto di un cocco.

Ci arriva una pasta scotta, una birra ghiacciata, poi un tizio si avvicina e con voce roca: do you want to smoke..?
Eh si l’atmosfera è proprio cambiata.. la magia che permea l’interno è stata travolta dai cavalloni che si infrangono sulla spiaggia.
Cambiamo passo.. serate con ottimo pesce fresco … bagni tra pioggia e sole sulla spiaggia a mezzaluna di Unawatuna.

 

GALLE

Col tuk tuk andiamo a Galle destinazione Old City, affascinante mix di atmosfere coloniali Portoghesi, Inglesi ma soprattutto Olandesi una città europea del XVIII sec. ai tropici.
Nella zona del Fort ci sono circa 400 case tra chiese, moschee, templi, e numerosi edifici commerciali e governativi. I bastioni della fortezza sull’oceano, il faro, le boutique, i negozi insoliti, i musei, bizzarri magazzini con montagne di mobilia d’epoca.
Si trovano anche hotel di charme, ristoranti eleganti, gallerie d’arte e laboratori di artisti. Alcuni negozi con le famose gemme. Isola pedonale e ben tenuta si va a zonzo che è uno spasso, tanti turisti.

Qui una casa stile coloniale costa una fortuna, un terzo delle proprietà è degli stranieri. Pranziamo (al costo di una pizza in Italia) al lussuosissimo Amangalla Hotel, dall’austera eleganza coloniale per sognare come nobili viaggiatori. Poi passiamo al villaggio di Ambalangoda al piccolo museo/laboratorio delle coloratissime maschere tradizionali utilizzate per segreti e misteriosi riti e guarigioni. Prendiamo una nuova superstrada e attraversiamo la trafficata Colombo sotto un diluvio. Ancora trasognanti in aeroporto a fatica realizziamo che il viaggio è terminato.

 
pescatori in sri lanka
 

Conclusione:

Lo Sri Lanka è geograficamente vicinissimo all’India ma si può dire molto diverso: meno caos, meno folla, situazione igienica e qualità di vita nettamente superiore,  assenza (tranne Colombo) di grandi città, dovunque atmosfera più dolce e soft.
La fa assomigliare più alla lontana Bali. Fino al ’72 si chiamava Ceylon detta lacrima dell’India è un’isola molto accogliente relativamente grande facile e sicura da girare, organizzata e dai servizi medio alti. Clima piacevole con molti microclimi, spesso ventilato e natura paradisiaca. Ci siamo trovati benissimo anche per gli incontri che abbiamo fatto, tutti estremamente positivi. Strade buone, strutture in costruzione, turismo in crescita.

E’ stato un viaggio oltre del vedere anche del sentire, crediamo che questo tipo di viaggio sia un momento di crescita interiore oltre che rigenerante per la mente. Posti come lo Sri Lanka ci ispirano, ci fanno pensare cose belle e ci rendono persone migliore o così è per noi.
Si avverte nella gente una leggerezza nell’animo che contrasta con il nostro ego, una pacatezza e un distacco in contrapposizione con la nostra frenesia del fare e possedere occidentale.
La popolazione ci è sembrata di natura candida e meditativa, la semplicità dei gesti è dovunque, sobrietà e misura sono le cose che più si avvertono con la loro vicinanza, come se ti inducessero al silenzio. Riflettiamo come sia stata possibile una guerra civile durata più di 20 anni, e il prezzo che hanno pagato per lo Tsunami del 2004. Ma il paradiso non è di questa terra giusto?